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	<title>Lorenza Bucci casari &#124; Artista &#187; Blog</title>
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		<title>Perché scrivo</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2016 12:01:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In genere le domande sono: Perché scrive? Quando ha cominciato? Cosa scrive? Come trova l’ispirazione? Se ve lo doveste chiedere, in questo piccolo stralcio di un mio scritto forse troverete qualche risposta. “Io sono nata che la guerra era finita da quasi sette anni e la paura, il dolore e la fame stavano trasformandosi in [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>In genere le domande sono:<br />
Perché scrive? Quando ha cominciato? Cosa scrive? Come trova l’ispirazione?<br />
Se ve lo doveste chiedere, in questo piccolo stralcio di un mio scritto forse troverete qualche risposta.<br />
“Io sono nata che la guerra era finita da quasi sette anni e la paura, il dolore e la fame stavano trasformandosi in parole, poesie e storie che venivano raccontate dagli uni agli altri, oralmente, per non dimenticare né i vivi né i morti.</p>
<p>Allora il tempo era stato appena riconquistato, e in campagna ancora di più, dove si seguivano i ritmi della natura e soprattutto la sera, al tramonto, mentre la zuppa cuoceva nel camino, ci si riuniva intorno al fuoco per raccontarsi le avventure della giornata.<br />
Erano storie di raccolti, e animali, di piccoli incidenti e della loro risoluzione, di piante malate e da guarire, di posti per fare funghi, boschi da tagliare e frutti da raccogliere. In verità parlavano del lavoro del giorno, erano i resoconti del fattore a mio padre – forse noiosi per altri, ma non per me, che seguendolo avevo imparato a conoscere ogni pianta e ogni campo, ogni mucca, asino, coniglio – e di altri, che popolavano la grande tenuta che mio padre curava. Per me che sapevo di ognuno, erano storie preziose e di conoscenza. Comunque, quando si restava a cena in fattoria, l’ora migliore, quella delle storie nuove, era dopo cena. Si cominciava sempre con storie della guerra e della resistenza, dei tedeschi e della paura, dei soprusi e della ribellione, della fame, degli attentati e delle torture. I bambini non erano preservati, anzi, era bene sapessero, per essere preparati se dovesse servire; che ancora nessuno si sentiva al riparo. Ma c’erano anche altre storie, di prima della guerra, e anche di dopo, storie piu dolci, di ritorni inattesi, amori e piccoli successi come quella del Lamberto che era stato in montagna partigiano con mio padre, ma era tornato, si era diplomato geometra e poi si era sposato con la Maria che l’aveva aspettato sempre e ora viveva a Pontassieve e aveva due bimbe e magari lo si andava a trovare in calessino, uno di questi giorni. A volte mio padre raccontava anche dell’Africa, della caccia nel caldo della savana, di misteriosi eventi, di premonizioni e di strani costumi. E persino mio nonno grandpère, che era stato a lungo ambasciatore in Sud America, ci portava lontano, tra le Ande ventose e un mare popolato di foche, pinguini e tartarughe, dove prendeva il tè accampato in mezzo ai lama, avvolto in una coperta di vigogna che ci ha accompagnato ben oltre la sua morte.<br />
Quando si cenava in fattoria, la notte si popolava di lapilli l’inverno, e di stelle l’estate, che si stava nell’aia; e sempre, comunque di storie.<br />
Avevo le mie certezze. Scrivere era una di quelle. A tre-quattro anni ero già brava a raccontare le storie e anche a inventarle. Volevo scrivere una canzone di parole per ognuno dei miei alberi, per poi inciderle su ogni tronco; era come una collana di campanelli che suonavano a seconda del vento. Lo Scrivere era il vento. E il vento ero io. Che suonavo per ogni albero la sua diversità. Era come fargli il ritratto e sapevo che gli faceva bene, e anche a me. Che nel farlo, imparavo a distinguere i suoni e a suonarli… a Scrivere! Per questo ho prematuramente imparato uno stampatello storto e bruttino ma leggibile, e conquistato un piccolo cacciavite spuntato. Mio padre, che era stonato, diceva che erano poesie. Credo avvertisse qualcosa, il ritmo forse, e anche se credo che gli sfuggisse l’armonia, e anche se poco competente, è stato il mio primo estimatore.</p>
<p>Ero anche sicura di amare i colori con una profonda riconoscenza mai sbiadita.<br />
Anche oggi ringrazio questo cielo d’ottobre per il suo azzurro che mi nutre e mi appaga, ma ringrazio anche il verde di quel pino, colori che vibrando in compagnia si fondono in aure turchesi che vedo solo io. E ringrazio di vivere ora e poter scegliere di vestirmi del colore che mi sento ogni giorno, invece che in eterni burka o uniformi e divise sempre uguali.<br />
Perciò non so se lo Scrivere sia sempre stato, per me, un modo di essere, di esistere in mezzo agli altri legato agli anni nella campagna toscana, o se sia una propensione naturale più profonda. Ma quello che so, è che era ed è rimasto un bisogno, al punto che anche prima di saper scrivere, lo facevo lo stesso. Costringevo qualche adulto a scrivere nel mio librino magico quello che dettavo, e poi per risentirlo lo facevo leggere a qualcun altro. Potevano essere parole nuove. O invece parole in musica, a volte in rima. O parole che avevano un suono esteriore ma anche uno interiore che combinavano… e, come i colori, si sposavano. Di queste cose ero sicura, anche se non le avevo imparate, e delle storie che seguendo la saggezza dell’infanzia ho molto raccontato, oralmente, impersonando fedelmente ogni personaggio. Favole, ai miei figli e a molti bambini; ma non solo.<br />
Ma buona parte di tutta quell’urgenza si doveva al mio amore per le storie. Mi piaceva inventarle e ascoltarle. Mi piaceva ripensarle lungamente, invece di dormire all’ora della siesta o guardando il cielo sotto il mio albero preferito fino a che il senso di ogni storia e di ogni personaggio non mi colpiva con il suo carico di avventura, dolore, nostalgia, limiti ed eroismi, amore… fino a provare, attraverso la mia empatia, una tale compenetrazione che mi sentivo pervadere dall’emozione del senso di ognuno fino alle lacrime. Era terribile quell’attimo di totale consapevolezza così più grande di me, quell’emozione che restava intrappolata; inespressa, perché inintelligibile.<br />
Ed ero sicurissima che se non avessi trovato il modo di esprimerla ne sarei morta. Perciò ho cominciato a scrivere e ho continuato sempre. Scrivere mi è stato cura, consolazione, illuminazione, compagnia. Ho molto scritto, ovunque, sui quaderni a righe della scuola o sui diari segreti, come tutti… poesie , racconti, romanzi di cui è rimasto ben poco.<br />
Ma nel frattempo, non ho mai smesso di scrivere, cercando di raccontare le mie storie, sia quelle che mi abitano ora ed in ogni eternità che quelle di passaggio che la vita ti affida. E se continuo a scrivere, è nel tentativo di preservare e trasmetterne l’essenza ed il senso. Per me stessa e per chi lo volesse cercare.</p>
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		<title>Lavorare stanca: I Mari del Sud</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2015 19:18:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Note di Facebook]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="post_excerpt ">Un&#8217;amica mi ha ricondotto a Pavese ieri sera&#8230;</p>
<p>e sono andata a ritovare questa per voi poiché</p>
<p>Nessuno come lui evoca il racconto dell&#8217;Essere</p>
<p>con quel suo passo ritmico e profondo.</p>
<p>Come tamburi sussurrati all&#8217;orecchio del sempre.</p>
<p>Che ti rapiscono fin dentro al suo stesso sguardo.</p>
<p>E la storia ti pervade prima ancora di averla compresa</p>
<p>E ti trovi a viverla come fossi nel suo cuore.</p>
<p>Sempre soffrendo</p>
<p>“I Mari del Sud” 1930, è la poesia con cui si apre la raccolta intotolata Lavorare stanca.</p>
<p><a href="http://www.lorenzabuccicasari.com/wp-content/uploads/2015/02/imgres.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1792" src="http://www.lorenzabuccicasari.com/wp-content/uploads/2015/02/imgres.jpg" alt="imgres" width="460" height="349" /></a></p>
<p>I MARI DEL SUD</p>
<p>(a Monti)</p>
<p>Camminiamo una sera sul fianco di un colle,</p>
<p>in silenzio. Nell&#8217;ombra del tardo crepuscolo</p>
<p>mio cugino è un gigante vestito di bianco,</p>
<p>che si muove pacato, abbronzato nel volto,</p>
<p>taciturno. Tacere è la nostra virtù.</p>
<p>Qualche nostro antenato dev&#8217;essere stato ben solo</p>
<p>&#8211; un grand&#8217;uomo tra idioti o un povero folle &#8211;</p>
<p>per insegnare ai suoi tanto silenzio.</p>
<p>Mio cugino ha parlato stasera. Mi ha chiesto</p>
<p>se salivo con lui: dalla vetta si scorge</p>
<p>nelle notti serene il riflesso del faro</p>
<p>lontano, di Torino. &#8220;Tu che abiti a Torino&#8230; &#8221;</p>
<p>mi ha detto &#8220;&#8230;ma hai ragione. La vita va vissuta</p>
<p>lontano dal paese: si profitta e si gode</p>
<p>e poi, quando si torna, come me a quarant&#8217;anni,</p>
<p>si trova tutto nuovo. Le Langhe non si perdono&#8221;.</p>
<p>Tutto questo mi ha detto e non parla italiano,</p>
<p>ma adopera lento il dialetto, che, come le pietre</p>
<p>di questo stesso colle, è scabro tanto</p>
<p>che vent&#8217;anni di idiomi e di oceani diversi</p>
<p>non gliel&#8217;hanno scalfito. E cammina per l&#8217;erta</p>
<p>con lo sguardo raccolto che ho visto, bambino,</p>
<p>usare ai contadini un poco stanchi.</p>
<p>Vent&#8217;anni è stato in giro per il mondo.</p>
<p>Se n&#8217; andò ch&#8217;io ero ancora un bambino portato da donne</p>
<p>e lo dissero morto. Sentii poi parlarne</p>
<p>da donne, come in favola, talvolta;</p>
<p>uomini, più gravi, lo scordarono.</p>
<p>Un inverno a mio padre già morto arrivò un cartoncino</p>
<p>con un gran francobollo verdastro di navi in un porto</p>
<p>e auguri di buona vendemmia. Fu un grande stupore,</p>
<p>ma il bambino cresciuto spiegò avidamente</p>
<p>che il biglietto veniva da un&#8217;isola detta Tasmania</p>
<p>circondata da un mare più azzurro, feroce di squali,</p>
<p>nel Pacifico, a sud dell&#8217;Australia. E aggiunse che certo</p>
<p>il cugino pescava le perle. E staccò il francobollo.</p>
<p>Tutti diedero un loro parere, ma tutti conclusero</p>
<p>che, se non era morto, morirebbe.</p>
<p>Poi scordarono tutti e passò molto tempo.</p>
<p>Oh da quando ho giocato ai pirati malesi,</p>
<p>quanto tempo è trascorso. E dall&#8217;ultima volta</p>
<p>che son sceso a bagnarmi in un punto mortale</p>
<p>e ho inseguito un compagno di giochi su un albero</p>
<p>spaccandone i bei rami e ho rotta la testa</p>
<p>a un rivale e son stato picchiato,</p>
<p>quanta vita è trascorsa. Altri giorni, altri giochi,</p>
<p>altri squassi del sangue dinanzi a rivali</p>
<p>più elusivi: i pensieri ed i sogni.</p>
<p>La città mi ha insegnato infinite paure:</p>
<p>una folla, una strada mi han fatto tremare,</p>
<p>un pensiero talvolta, spiato su un viso.</p>
<p>Sento ancora negli occhi la luce beffarda</p>
<p>dei lampioni a migliaia sul gran scalpiccìo.</p>
<p>Mio cugino è tornato, finita la guerra,</p>
<p>gigantesco, tra i pochi. E aveva denaro.</p>
<p>I parenti dicevano piano: &#8220;Fra un anno, a dir molto,</p>
<p>se li è mangiati tutti e torna in giro.</p>
<p>I disperati muoiono cosi &#8220;.</p>
<p>Mio cugino ha una faccia recisa. Comprò un pianterreno</p>
<p>nel paese e ci fece riuscire un garage di cemento</p>
<p>con dinanzi fiammante la pila per dar la benzina</p>
<p>e sul ponte hen grossa alla curva una targa-réclame.</p>
<p>Poi ci mise un meccanico dentro a ricevere i soldi</p>
<p>e lui girò tutte le Langhe fumando.</p>
<p>S&#8217;era intanto sposato, in paese. Pigliò una ragazza</p>
<p>esile e bionda come le straniere</p>
<p>che aveva certo un giorno incontrato nel mondo.</p>
<p>Ma usci ancora da solo. Vestito di bianco,</p>
<p>con le mani alla schiena e il volto abbronzato,</p>
<p>al mattino batteva le fiere e con aria sorniona</p>
<p>contrattava i cavalli. Spiegò poi a me,</p>
<p>quando fallì il disegno, che il suo piano</p>
<p>era stato di togliere tutte le bestie alla valle</p>
<p>e obbligare la gente a comprargli i motori.</p>
<p>&#8220;Ma la bestia&#8221; diceva &#8220;più grossa di tutte,</p>
<p>sono stato io a pensarlo. Dovevo sapere</p>
<p>che qui buoi e persone son tutta una razza&#8221;.</p>
<p>Camminiamo da più di mezz&#8217;ora. La vetta è vicina,</p>
<p>sempre aumenta d&#8217;intorno il frusciare e il fischiare del vento.</p>
<p>Mio cugino si ferma d&#8217;un tratto e si volge: &#8220;Quest&#8217;anno</p>
<p>scrivo sul manifesto: &#8211; Santo Stefano</p>
<p>è sempre stato il primo nelle feste</p>
<p>della valle del Belbo &#8211; e che la dicano</p>
<p>quei di Canelli &#8220;. Poi riprende l&#8217;erta.</p>
<p>Un profumo di terra e di vento ci avvolge nel buio,</p>
<p>qualche lume in distanza: cascine, automobili</p>
<p>che si sentono appena; e io penso alla forza</p>
<p>che mi ha reso quest&#8217;uomo, strappandolo al mare,</p>
<p>alle terre lontane, al silenzio che dura.</p>
<p>Mio cugino non parla dei viaggi compiuti.</p>
<p>Dice asciutto che è stato in quel luogo e in quell&#8217;altro</p>
<p>e pensa ai suoi motori.</p>
<p>Solo un sogno gli è rimasto nel sangue: ha incrociato una volta,</p>
<p>da fuochista su un legno olandese da pesca, il cetaceo,</p>
<p>e ha veduto volare i ramponi pesanti nel sole,</p>
<p>ha veduto fuggire balene tra schiume di sangue</p>
<p>e inseguirle e innalzarsi le code e lottare alla lancia.</p>
<p>Me ne accenna talvolta.</p>
<p>Ma quando gli dico</p>
<p>ch&#8217;egli è tra i fortunati che han visto l&#8217;aurora</p>
<p>sulle isole più belle della terra,</p>
<p>al ricordo sorride e risponde che il sole</p>
<p>si levava che il giorno era vecchio per loro.</p>
<p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ma l&#8217;Europa no?</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2014 07:35:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Note di Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[blablabla]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ricordate il dialogo di Manuale d'Amore... ma uno schiaffo no?<br />
Penso che davvero ci vorrebbe uno schiaffo per risvegliarc e vedere tutto da un nuovo punto di vista possibilmente un pò meno "provinciale".<br />
Magari vorrei un 'incantesimo istantaneo per fare sparire tutte le nostre associazioni a delinquere politiche o meno prima del risveglio...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="post_excerpt "><br />
Ma l&#8217;EUROPA NO?<br />
Ricordate il dialogo di Manuale d&#8217;Amore&#8230; ma uno schiaffo no?<br />
Penso che davvero ci vorrebbe uno schiaffo per risvegliarc e vedere tutto da un nuovo punto di vista possibilmente un pò meno &#8220;provinciale&#8221;.<br />
Magari vorrei un &#8216;incantesimo istantaneo per fare sparire tutte le nostre associazioni a delinquere politiche o meno prima del risveglio<br />
Devo ammettere che quando Monti ha sostituito Berlusconi, vicino al quale persino Angela Merkel sembrava una signora e Sarkozy un duca..e,nonostante il ventennio di Cafonaggine così diseducativo, penso che molti Italiani hanno condiviso il mio sollievo dalla vergogna da Cavaliere..ed una certa soddisfazione nel vedere che accanto a Monti la Merkel ridiventare la massaia tedesca dalle orrende gonne &#8230;e SarKò il lillipuziano damerino che è! Accanto al nostro elegantone&#8230; fisicamente un signore, tutto sembrava tornare al suo posto almeno esteticamente parlando.</p>
<p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div class="post_excerpt "></p>
<p>Ma per il resto, essendo il Monti un uomo di banca se avesse cominciato a sfoltire le spese dalla politica avrebbe firmato la sua condanna a morte&#8230;<br />
A quel punto meglio quella dei cittadini. In effetti solo un tecnico poteva trovare questo modo originale di risolvere il problema alla radice&#8230;<br />
Essendo che non c&#8217;è da mangiare per tutti&#8230;basta farne morire un pò di fame e stenti&#8230;e un po&#8217; di disperazione cosi e se ne uccidano un certo numero anche da soli &#8230; ricreando l&#8217;equilibrio ideale alla speculazione.<br />
E il modo Bancario di far quadrare i conti&#8230;</p>
<p></div>
<div class="post_excerpt "></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1787" src="http://www.lorenzabuccicasari.com/wp-content/uploads/2013/06/577965_3082823950844_1121279796_n.jpg" alt="577965_3082823950844_1121279796_n" width="667" height="683" /></p>
<p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div class="post_excerpt animate"></p>
<p>Noi poveri mortali, se abbiamo problemi in famiglia vendiamo tutto pur di vivere&#8230;<br />
ma sembra che, per i politici, ancora, la vita, meno la loro&#8230; valga molto meno degli sghei&#8230;quattrini&#8230;soldi&#8230;<br />
A me da più fastidio morire per colpa di un coglione che vuole mantenere i suoi assurdi privilegi che non per mano di un poveraccio che ruba e ammazza per fame&#8230; vero che la fame è spesso indotta sempre dallo stesso di cui sopra &#8230;e quindi fa lo stesso .<br />
Per tornare al nostro uomo&#8230; qualcuno deve anche avergli ricordato che le rivoluzioni sono fatte di fame ed indignazione&#8230;<br />
E, persino lui, cosi lindo e pinto&#8230; deve aver annusato aria di piazza&#8230; e aver sentito che persino i supermercati si vanno svuotando e cosi ecco che ci troviamo il contentino :le piccole concessioni&#8230; sull&#8217;IMU&#8230;<br />
Ma non basta affatto&#8230; e, se non vogliamo che qualcuno metta una bomba in parlamento, dobbiamo deciderci a spostare gli sforzi politici verso un&#8217;unione europea vera ed efficace&#8230;che riduca gli sprechi e la piccolezza di vedute di ogni paesello che la compone.<br />
Pensate che bello lasciare che i politici in esubero in ogni nazione capitalistica, vadano tutti a fffanc&#8230; e che quei tre gatti in cui abbiamo ancora fiducia ci vadano a rappresentare&#8230;<br />
Poi visto che comunque tutti questi paesi si faranno anche concorrenza, e si sorveglieranno a vicenda, forse si rischiaanche di vedere diminuire la corruzione&#8230;<br />
Tanto ormai la globalizzazione non torna certo indietro e non importa se affonda prima la poppa Grecia Spagna Portogallo, Italia eccc e che e la prua con La Germania paesi nordici e forse Francia affonderà un po&#8217; dopo&#8230;<br />
La cosa assurda è non volere vedere l&#8217;urgenza emergenza più che emersa che buca gli occhi anche ai più ciechi&#8230;<br />
la cosa assurda è non vedere che le vite di tutti noi ghettizzate in mondi troppo piccoli si vanno anch&#8217;esse restringendo&#8230;e che l&#8217;antidoto è guardare più lontano,con più distacco e maggior obbiettività.<br />
Che bisogna vedere più grande molto oltre i campanilismi che, ridicolmente ci abitano ancora.<br />
La cosa assurda è non lavorare subito ed in ogni nazione per l&#8217;unica urgentissima, forse- soluzione possibile: l&#8217;Europa.<br />
Un&#8217; Europa che parta dalla consapevolezza individuale e condivisa di ognuno.<br />
Perché senza la capacità di un&#8217; unione più ampia ed illuminata&#8230;. che avvenga ora, immediatamente,<br />
credo che davvero non ci sia salvezza non solo perché falliremo dal punto di vista economico&#8230;<br />
ma anche emozionale, affettivo, mentale, e spirituale.</p>
<p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.lorenzabuccicasari.com/blog/note-di-facebook/ma-leuropa-no/">Ma l&#8217;Europa no?</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.lorenzabuccicasari.com">Lorenza Bucci casari | Artista</a>.</p>
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